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Astensione dal lavoro per donazione del sangue. Cosa dice la legge?

Ho effettuato una donazione di sangue serale, posso chiedere l’astensione dal lavoro per la mattina successiva?

Il Decreto Ministeriale dell’8 aprile 1968, nonché la legge 13 luglio 1967, N. 584 (il cui art. 1 stabiliva: “Chiunque ceda il suo sangue per trasfusioni dirette e indirette o per l’elaborazione dei derivati del sangue, ad uso terapeutico, ha diritto ad astenersi dal lavoro e al riposo nel giorno di salasso”) sono stati abrogati dalla Legge 107 del 4 maggio 1990.

L’articolo 24 della 107/1990 stabilisce, infatti, che “E’ abrogata la legge 14 luglio 1967, n° 592”.
Stante l’intervenuta abrogazione della 592/1967 e del relativo D.M. 584/1968, la norma di riferimento era l’art 1 della legge 107/1990 che stabilisce: “1. I donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l’intera giornata lavorativa. I relativi contributi previdenziali sono accreditati ai sensi dell’articolo 8 della legge 23 aprile 1981, n. 155″.
Con la legge 219/2005 anche la 107/1990 è stata abrogata (art. 27: “È abrogata la legge 4 maggio 1990, n. 107, ad eccezione dell’articolo 23”).
Quindi l’unico riferimento normativo ad oggi in piedi è l’art 8 della 219/2005 (1. I donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l’intera giornata lavorativa. I relativi contributi previdenziali sono accreditati ai sensi dell’articolo 8 della legge 23 aprile 1981, n. 155.).
Alla luce di questo art. è quindi chiaro che il conteggio della giornata di riposo fa riferimento alla giornata solare nel corso della quale viene effettuata la donazione e non alle 24 ore successive ad essa.

Permessi lavorativi per chi dona sangue:
le dieci risposte dell’Inps che bisogna sapere

1. Tutti i donatori di sangue hanno diritto a un permesso di lavoro quando vanno a donare?                                                                                                                                  La legge riconosce a tutti i lavoratori dipendenti che donano il proprio sangue gratuitamente una giornata di riposo  retribuita. Il rimborso da parte dell’Istituto al datore di lavoro spetta per i permessi fruiti da tutti i lavoratori dipendenti assicurati presso la gestione privata Inps, a prescindere dalla qualifica e dal settore lavorativo.                                                                                                    2. Con quale preavviso il donatore deve avvertire l’azienda che si assenterà per andare a donare in modo da avere diritto a un permesso lavorativo?
Dipende dai contratti collettivi.                                                                                     3. Quanto dura il permesso lavorativo concesso dall’azienda a una persona con contratto lavorativo a tempo indeterminato o determinato che si reca a donare? Il tempo impiegato per la donazione o l’intera giornata?
Per la donazione di sangue è riconosciuto il diritto a una giornata di riposo e alla relativa retribuzione.
In caso di inidoneità alla donazione è altresì garantita la retribuzione al lavoratore dipendente, limitatamente al tempo necessario all’accertamento della predetta inidoneità (articolo 1, decreto ministeriale 18 novembre 2015).                                                
4. Esistono delle restrizioni in termini di quantità di sangue donata per cui il donatore può non aver diritto al permesso? Se sì, quali?
Il limite quantitativo minimo che la donazione di sangue deve raggiungere perché sussistano il diritto del lavoratore alla giornata di riposo è 250Grammi. Quantitativo che deve essere indicato nel certificato rilasciato dal medico che ha effettuato il prelievo (decreto ministeriale 8 aprile 1968).                                                      5. Quali sono i documenti che il donatore deve presentare al datore di lavoro per aver diritto al permesso e quando li deve presentare?
Ai fini del diritto alla retribuzione il lavoratore sarà tenuto ad inoltrare al datore di lavoro, unitamente alla domanda, il certificato del medico del servizio trasfusionale – o relativa articolazione organizzativa o dell’Unità di raccolta, gestita dalle Associazioni e Federazioni di donatori di sangue che abbiano ottenuto, ai sensi della normativa vigente, l’autorizzazione e l’accreditamento secondo le modalità previste dalle regioni e dalle province autonome – attestante:

  • i dati anagrafici del lavoratore e gli estremi del documento di riconoscimento dal quale sono stati rilevati;
  •  il quantitativo della donazione, il giorno e l’ora del prelievo e la gratuità della donazione o in caso venga accertata l’inidoneità alla donazione, la mancata donazione, la motivazione, il giorno e l’ora di entrata e di uscita dal centro trasfusionale.

6. Si ha diritto al permesso di lavoro se una volta andati a donare la donazione viene sospesa? Se sì, quanto dura il permesso in termini di ore?
Qualora il lavoratore che si sia assentato dal lavoro per effettuare la donazione di sangue venga giudicato inidoneo alla donazione medesima, a seguito delle motivazioni indicate all’art. 1 del decreto 18 novembre 2015, il dipendente stesso avrà diritto alla retribuzione che gli sarebbe stata corrisposta per le ore non lavorate comprese nell’intervallo di tempo necessario all’accertamento della predetta inidoneità. Tale intervallo di tempo deve essere calcolato con riferimento sia al tempo di permanenza presso il centro trasfusionale sia a quello di spostamento dallo stesso alla sede di servizio (Decreto 18 novembre 2015 e circolare Inps 29/2017).         7. L’azienda in cui il donatore lavora, ha l’obbligo di retribuire sempre il permesso per donazione? C’è differenza tra azienda privata e azienda pubblica nella concessione del permesso e nella sua retribuzione ?                                                                                                                     Sì, l’azienda ha sempre l’obbligo, in presenza dei requisiti per il riconoscimento del diritto normativamente previsti. La legge riconosce a tutti i lavoratori dipendenti che donano il proprio sangue gratuitamente una giornata di riposo retribuita.                      8. L’azienda in cui il donatore lavora può non pagare e dire al lavoratore di presentare autonomamente tutti i documenti all’Inps in modo che quest’ultima rimborsi direttamente al lavoratore il permesso preso?
L’obbligo di corrispondere la retribuzione per la giornata/ore fruite dal lavoratore nella giornata di donazione sangue è del datore di lavoro che a sua volta, ha facoltà di chiedere il rimborso all’Istituto di assicurazione contro le malattie al quale è iscritto il donatore (legge 584/1967).                                                        9. Di che tipo sono i contributi relativi al permesso per donazione? Tali contributi sono validi al fine sia della pensione di vecchiaia che di anzianità?                                                                                 Parliamo di contribuzione figurativa, valida al fine sia della pensione di vecchiaia che di anzianità.                                                     10. Sono previsti limiti sul numero di giornate coperte ai fini contributivi ? Quali sono se ci sono le sanzioni che l’Inps può usare contro le aziende che non dovessero direttamente pagare l’eventuale permesso lavorativo dovuto al donatore?
No, non sono previsti limiti. Per quanto riguarda le sanzioni, siamo nell’ambito del rapporto di lavoro e non in quello previdenziale.